E’ stata pubblicata recentemente sulla rivista “Science Advances” la  ricerca “The child who lived: Down syndrome among Neanderthals?“, curata da antropologi delle università spagnole di Alcalá e di Valencia e un team multidisciplinare internazionale, che, studiando i fossili ritrovati in una grotta a Cova Negra, in Spagna, ipotizzano la presenza di un bambino o bambina con sindrome di Down tra i neandertaliani, vissuto fino all’età di sei anni.

La ricerca e la scoperta è ritenuta interessante dagli scienziati in particolare dal punto di vista dell’organizzazione sociale e del comportamento della comunità, che dunque, secondo i ricercatori era in grado di fornire cure altruistiche a un membro vulnerabile del proprio gruppo.  Tale ipotesi è supportata dall’età del bambino, che, presentando necessità di cure sicuramente impegnative, può essere riuscito a sopravvivere solo avendo goduto di cure estese, oltre che dalla madre, anche da parte di altri membri del suo gruppo sociale.

Si tratta, secondo i ricercatori, del bambino con sindrome di Down più longevo tra i 5 casi individuati appartenenti a popolazioni preistoriche (dal 400 a.C. al 3629 a.C.), tutti sopravvissuti non oltre i 16 mesi di vita.