Il 14 ottobre la Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari. Il provvedimento passa ora al Senato: le nuove misure non sono ancora in vigore.

L’obiettivo è quello di riconoscere il ruolo dei familiari che prestano assistenza, con tutele differenziate in base all’impegno di cura.

In attesa del testo ufficiale approvato dall’Aula, il riferimento è il dossier parlamentare del 1° ottobre. Il testo noto prevede il riconoscimento formale del caregiver da parte dell’INPS, tutele contro le discriminazioni e misure per conciliare assistenza e lavoro.

Il contributo economico sarebbe riservato, dal 2027, al caregiver prevalente: convivente con la persona assistita non autosufficiente, con almeno 91 ore settimanali di assistenza, reddito da lavoro non superiore a 3.000 euro lordi annui e ISEE entro 25.000 euro. Il massimo previsto è di 1.200 euro trimestrali, ma l’importo effettivo dipenderà dalle risorse e dagli aventi diritto, con riduzioni oltre 15.000 euro di ISEE.

Il carico assistenziale dovrà essere attestato nel progetto di vita, nel PAI o negli altri piani previsti. I criteri per calcolare e verificare le ore saranno definiti da un decreto attuativo.

È certamente un primo passo, ma restano diverse criticità. I requisiti del contributo escludono chi non convive e chi mantiene un lavoro con redditi superiori alla soglia prevista, pur sostenendo un impegno assistenziale significativo. L’importo massimo è contenuto e non garantito; resta inoltre aperto il tema delle tutele previdenziali per chi riduce o abbandona il lavoro. Anche l’effettiva disponibilità dei servizi di sollievo e degli altri sostegni dipenderà dalle risorse dei progetti e dei piani di assistenza.

Per le persone con disabilità intellettiva sarà decisivo che la valutazione riconosca anche supervisione, comunicazione e accompagnamento nelle scelte: bisogni che il solo conteggio delle ore può rappresentare con difficoltà.

Il riconoscimento dei caregiver deve tradursi in una concreta condivisione del carico di cura con i servizi, sostenendo insieme la qualità di vita dei familiari e l’autonomia, la partecipazione e le scelte delle persone con disabilità.

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